
Da sempre, la scrittura è per me un mezzo per arrivare alle parti più profonde. Lettere, diari, quaderni tematici, ma anche semplici brain dump mattutini, appunti durante gli eventi: scrivendo, riesco a mettere i pensieri in fila, quasi a pettinarli. E da quest’ordine, spesso i pensieri si connettono, unendo punti che prima erano separati, e fanno affiorare nuove riflessioni. Partecipare a laboratori collettivi di scrittura autobiografica è stato un po’ il punto di svolta, perché mi ha permesso di sperimentare come il gruppo, ancora una volta, aggiunga un potenziale al lavoro su di sé. Leggendo ciò che avevo scritto, ascoltando ciò che era stato scritto da altre, ritrovavo significati, connettevo temi.
Questa è una delle caratteristiche del lavoro collettivo con la scrittura autobiografica. Si genera tra le partecipanti un rispecchiamento, simile a quello delle terapie di gruppo, che permette loro, in primis, di non sentirsi sole. Ascoltare le difficoltà dell’altra, da sempre, può aiutare a rimettere i propri problemi in prospettiva, a farci sentire meno sole nel portare i nostri fardelli. Ma con la scrittura succede qualcosa di più: dedicarsi un tempo per far uscire i nostri pensieri e metterli per iscritto, rallenta la velocità del mondo. E’ come se improvvisamente i pensieri, le emozioni, allargassero il loro respiro. Spesso le pazienti mi dicono “Non lo sapevo finché non l’ho scritto”. E’ come se la scrittura modificasse, in itinere, la nostra capacità autoriflessiva. Se poi si riesce a dar voce ai pensieri senza restrizioni, senza l’affanno di rendere comprensibile, leggibile, ciò che si scrive, spesso emergono parole, o immagini, che permettono connessioni simboliche nuove.
A questo punto, il rispecchiamento con le altre assume una nuova dimensione: spesso dalle scritture individuali emergono gli stessi simboli, le stesse immagini. Ci si ri-scopre rileggendo, negli stessi oggetti, emozioni diverse. E, se una scrittura è profondamente diversa dalla nostra, il capovolgimento di significato può arricchire la nostra visione, contribuire a una trasformazione.
Il primo laboratorio di scrittura che ho fatto partire quest’anno è riservato alle adolescenti: ci colleghiamo on line ogni due settimane, io mando la traccia, e scriviamo tutte insieme per una mezz’oretta. Poi, chi vuole, legge ciò che ha scritto, e si apre la discussione. Osservare come delle ragazze tra i 14 e i 16 anni si dedichino a scrivere, e ascoltare le loro riflessioni, a un livello di profondità che spesso non emerge neanche durante la terapia individuale, mi stupisce a ogni incontro. Per loro è un reticolo di sicurezza, all’interno del quale sentono di potersi aprire con coetanee, ma senza il pericolo di venire derise. Per me è uno strumento di lavoro, che mi permette di riportare all’interno della terapia i contenuti emersi nel collettivo, potenziati dall’autoriflessione già in atto.
Il giovedì sera della scrittura autobiografica è diventato il momento lavorativo più gratificante della settimana.